INFO AUTORE


 

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Pace a tutti,

mi chiamo Ugo e sono nato a Napoli nel 1975, in uno dei quartieri più centrali della città. Primogenito di ben 7 figli, tra fratelli e sorelle, ho cominciato sin da subito, nella mia prima adolescenza, a prendermi le mie responsabilità sia verso la famiglia che verso la società. Dapprima la mia famiglia, tra l’altro molto comune, (sono figlio di operai) seguiva quelle che sono le tradizioni religiose della nostra nazione, appagati, se così si può definire, da una cura pressoché sporadica della loro vita religiosa. Fin quando un evento, purtroppo tragico, li ha portati a fare un approfondimento nella conoscenza di quel Gesù che non veniva menzionato quasi mai a casa, eccetto nelle festività natalizie. Così anch’io, ancora bambino, ho seguito, per forza di cose, la loro conversione a Cristo. Questo non significava che anch’io fossi come loro, ma gli insegnamenti erano cambiati, erano più profondi e non solo liturgie senza alcun coinvolgimento sentimentale. La loro vita cambiò, pur rimanendo nella condizione sociale di prima. Nel crescere però si stava creando in me una doppia identità, da una parte i loro insegnamenti mi portavano a conoscere Cristo più da vicino, mentre dall’altra si alimentava in me il sentimento di giustizia e di ribellione a tutte quelle cose che non andavano nel mondo. Abbandonai la loro fede e procacciai la mia. Nel mio mondo, quello a me più prossimo, c’erano droga, prostituzione, furti, e tutte quelle cose che purtroppo rendevano la mia città, il mio quartiere, invivibile. Purtroppo ho visto amici andare in prigione e altri smettere di vivere per volontà e mano di qualcun altro. Premetto che ero un bravo ragazzo in sostanza e non frequentavo certi ambienti malsani, non ho mai fatto uso di sostanze stupefacenti e non mi sono mai addentrato in certe cose, ma ci convivevo purtoppo ogni giorno, le ho combattute fino a rischiare anche la vita stessa. E così mi sono ritrovato, mio malgrado, col tempo, a fare i conti con certe realtà, se pur dalla parte giusta, pur di mantenere per i miei principi. Continuavo a crescere nella chiesa come un bravo ragazzo, ma fuori cercavo solo i miei interessi. Tutto quello che contava per me era ottenere ciò che volevo e lo avrei ottenuto in qualsiasi modo. In un episodio, che ricordo particolarmente, cominciai a litigare con dei ragazzi per una cosa che non mi andava giù e dopo averne date tante, ma soprattutto averne prese di “santa ragione”, mentre loro stavano andando via, stanchi, lasciandomi a terra letteralmente a pezzi, mi alzai e gli gridai che se avessero ancora fatto quella cosa io sarei stato pronto a ricominciare. Ricordo che si guardarono a vicenda ed esclamarono: “chis’t è pazz’… questo è pazzo”. Cominciai a dedicarmi alla comunicazione per poter essere più incisivo mentre organizzavo vere e proprie battaglie, all’età di 15 anni ero già capo di un gruppo di ragazzi per ripulire il nostro piccolo mondo. Mi davo parecchio da fare, riposavo poco, leggevo libri come “L’arte di ottenere ragione” di Schopenhauer (era pressappoco la mia bibbia) e tanta filosofia, ma leggevo anche la Bibbia e imparai a suonare la chitarra.

Una sera però la mia vita cambiò letteralmente. Mentre stavo per affrontare la mia ennesima battaglia, con un amico, che viveva nel mondo della tossicodipendenza. In un litigio senza fine, rimasi senza forza. Mi fermai e per la prima volta forse, mi arresi, appesantito da tante cose, tra cui anche dei problemi familiari che mi portarono poi a lasciare la scuola. Avevamo litigato di brutto, ero stanco e persi la volontà di aiutarlo, non ho mai abbandonato un amico. Ora lui non c’è più, morì di overdose qualche tempo dopo. Quella sera mi offri la soluzione alla mia stanchezza, io avevo solo 17 anni, lui 21. Mi pose la sua siringa appena usata e io l’afferrai convinto di fare la cosa giusta, avevo bisogno di forze, avevo bisogno di capire da vicino quello che lui affrontava, per aiutarlo, o in realtà stavo solo mostrando le mie debolezze. Ma, mentre guardavo le mie mani avvicinarsi al braccio, c’era ancora l’altro me, quello che credeva che esiste un Dio, se pur sconosciuto, se pur lontano e disinteressato all’uomo, ma che nella chiesa evangelica veniva predicato come il buon pastore, come coLui che vive e regna in mezzo al Suo popolo, come coLui che interviene al momento giusto e che può fare ogni cosa. Quella sera l’altro me prese il sopravvento e mi ordinò di smettere di combattere e di affidarmi a Cristo, Lui avrebbe vinto per me. Oggi so bene che quella sera fu lo Spirito Santo che fermò la mia mano e non una mia seconda identità, Egli prese il controllo della situazione e mi diede un altra opportunità di vita.

Lasciai cadere a terra la siringa , lasciai cadere a terra le mie convinzioni, lasciai cadere a terra la mia vita, in quel fondo che non avevo mai toccato fino a quel giorno, perché è da li che poi il Signore avrebbe ricostruito la mia storia fino ad oggi. Cambiai il mio modo di vedere le cose, io che volevo cambiare il mondo rendendolo migliore secondo me, lasciai che Gesù cambiasse il mio mondo. Lui diventò il centro di ogni mio pensiero, il centro di ogni mia azione, decisi che lo avrei seguito fino alla fine dei miei giorni. Da allora ho continuato a combattere lasciandolo a capo di ogni mio proposito, ho imparato a combattere senza combattere, a vincere in ogni caso, anche quando tutto sembra contro, perché combatto da vincitore in coLui che mi ha amato, combatto da vincente perché Lui ha vinto già. So bene cosa significa perdere qualcuno per sempre e non poter fare nulla per aiutarlo, so bene cosa significa non avere forze per combattere per se stessi o per coloro che ami, eppure alzarti e affrontare la vita con quello che hai, conosco bene la sconfitta perché è da essa che ho imparato a vincere, conosco il vero significato dell’amicizia, perché ne ho trovato uno perfetto: Gesù, Lui mi ha insegnato a non abbandonarli mai e a non vivere di loro o per loro, ma a vivere con loro. So cosa significa AMARE perché sono stato grandemente amato e non potrei fare altrimenti, cosa significa preoccuparsi degli altri intorno, perché c’è chi si è preoccupato di me quando ne avevo bisogno. So cosa significa guarire per la Sua volontà e Onnipotenza, so cosa significa non avere di che sfamarsi eppure per la Sua gloria dormire sazio e soddisfatto insieme alla mia famiglia. So cosa significa affrontare battaglie ben più grosse di quelle che mi proponevo e uscirne con tanta forza da affrontarne subito un altra senza sentirne il peso. Potrei raccontare per ore ed ore chi ero e cosa facevo, raccontare per mesi cosa Egli ha fatto per me in quel giorno e cosa sta ancora facendo fino ad oggi. Oggi posso dire che “Il Signore è il mio pastore e io non manco di nulla” (Salmo 23:1)

Dio vi benedica grandemente!

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