Come pregare


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 “…Voi dunque pregate così…”    (Matteo 6 :9)

In questo capitolo dell’Evangelo di Matteo, Gesù condanna fermamente l’ipocrisia dei farisei del Suo tempo, le loro elemosine, le loro preghiere e i loro digiuni.

I discepoli a questo punto chiedono a Gesù che insegni loro a pregare: “Signore insegnaci a pregare”. Tuttavia, ancor prima di insegnare loro le “parole” da rivolgere a Dio, Gesù insegna il “modo” in cui bisogna pregare e l’attitudine che deve caratterizzare la preghiera.

Una preghiera personale: “…entra nella tua cameretta…” La preghiera riguarda il rapporto tra il Creatore e la creatura nella sua individualità. Gesù condanna la preghiera degli ipocriti che amano pregare in modo plateale o in piedi nelle sinagoghe per mettere in mostra tutta la “giustizia umana” agli angoli delle piazze, per essere visti e sentiti dagli uominiEgli ribalta quello che i religiosi del Suo tempo facevano ed insegna a “ritirarsi in disparte” per rivolgere la preghiera a Dio. La “cameretta”, in effetti, ci porta a pensare ad una “conversazione” personale che nulla ha a che fare con la bella mostra di sé nella sinagoga.

Una preghiera intima: “…chiusa la porta…” Che differenza con gli ipocriti che “gridano” la loro preghiera per farsi sentire dagli uomini! La porta chiusa indica il fatto che si vuole essere “sentiti ed ascoltati” solo da Dio. Mentre la ricompensa degli ipocriti è la soddisfazione vanagloriosa del momento, Gesù ci insegna a chiudere “la porta” in una intima comunione con Dio per realizzare ciò che si chiede.

Una preghiera rivolta al Padre: “rivolgi la preghiera al Padre tuo” Qui viene sottolineato quale deve essere il rapporto tra il Creatore e la creatura: Padre e figlio! Questa figura di Dio è davvero stupenda perché il padre vuole assolutamente il bene del proprio figlio. Sicuramente un padre non darà mai una pietra al figlio che gli chiede del pane, oppure un serpente al posto di un pesce o, ancora, uno scorpione anziché un uovo! Il Padre dà sempre “cose buone” e “lo Spirito Santo” a coloro che glielo domandano (Luca 11:13)

Una preghiera sincera: “e il Padre tuo che vede nel segreto” Dio è onnisciente e conosce tutto di noi. La preghiera sincera che viene accettata da Dio viene descritta in due modi “in spirito” cioè spiritualmente, non in modo meccanico, ripetitivo e senza nessuna attenzione a ciò che si sta facendo; “in verità” cioè interiore, sincera, con tutto il cuore e non apparente. Verità, cioè come comanda la Sacra Scrittura. Dio vede e legge le parti più remote della nostra esistenza e sa già ciò che il nostro cuore desidera. Egli premia sempre l’anima sincera che si accosta a Lui.

Una preghiera breve: “non usate troppe parole” Lutero diceva: “Quanto più povera di parole, tanto migliore è la preghiera”. Gesù insegna a non usare troppe parole, infatti: I pagani pensano che l’esaudimento della preghiera viene dalla sua “lunghezza”, quindi tanto è prolissa la preghiera, tanto più è probabile l’esaudimento. Egli ci insegna che “non chiunque mi dice: Signore, Signore! Entrerà nel regno dei cieli”. Il Padre “sa”, cioè conosce già, perciò è più importante la nostra fede e non il numero delle parole.

Una preghiera efficace deve essere Ordinata in tutti i suoi aspetti, ma comunque senza incorrere nell’esagerazione opposta che porterebbe far cadere sicuramente nella religiosità annullando completamente il beneficio che essa procura nella vita del credente. Coloro che vogliono stabilire una regola rigorosamente rigida spesso cadono nella condanna delle Scritture.

Una preghiera efficace deve essere Perseverante, il significato di questa parola non è insistenza o petulanza ma “mantenersi fermo in un azione”, questo atteggiamento, chiaramente positivo, è la conseguenza di una posizione Fervente, che altro non è che un ardente e intensa attesa dell’adempimento della volontà del Signore.

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