Un modello efficace di preghiera


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Il Padre Nostro è una preghiera personale, intima, rivolta al Padre, sincera e breve. Gesù introduce la preghiera con un “dunque” che indica un fatto importante. Questa preghiera racchiude in sé tutti gli elementi sul “modello” di preghiera precedentemente analizzati. Naturalmente, questa preghiera, proprio per evidenziare e condannare l’ipocrisia delle preghiere meccaniche dei pagani, è semplicemente un “modello” di preghiera che i cristiani devono tenere nel cuore e nella mente ogni qualvolta si rivolgono a Dio.

La paternità di Dio: “…Padre nostro…” Questa prima considerazione riguarda il modo in cui rivolgerci a Dio: “Padre nostro!” Il termine “abbà” è un vocabolo della vita quotidiana ebraica che nessuno avrebbe mai applicato a Dio. Significa “caro padre” e viene detto in tono confidenziale, come dire “papà”. Era questo il modo in cui i figli, ancor bambini, chiamavano il loro padre. Nell’Antico Testamento non ci sembra che il popolo d’Israele chiamasse Dio in tal modo. Infatti troviamo solo qualche rarissima citazione, mentre in qualche altro testo è Dio che si dichiara un Padre.

Siamo figli di Dio e ciò è il risultato dell’esperienza della salvezza. Avendo “ricevuto” Cristo nella nostra vita siamo divenuti “figli di Dio” per adozione. Ora, a tal proposito, le persone della Trinità svolgono un ruolo fondamentale, in quanto: Il Padre ci offre il Suo amore, Gesù ci porta e ci rivela il Padre e lo Spirito Santo ci accerta e certifica che siamo figli di Dio.

Siamo parte della famiglia di Dio e il fatto che Dio sia “Nostro Padre” ha, come conseguenza, una implicazione straordinaria: apparteniamo ad una famiglia dove gli altri membri sono nostri fratelli, perciò ogni volta che preghiamo ci ricordiamo di loro perché Dio è “nostro” Padre.

I figli portano il nome del Padre. Abbiamo il grande privilegio di essere figli di Dio perché, purificati dal sangue di Cristo, abbiamo ricevuto la “natura divina”. Ciò significa che portiamo il nome del Padre a pieno titolo. Ebbene, il nome del Padre viene “santificato”, nel senso di glorificato, nell’opera che Egli compie in noi. Questa opera è la santificazione “senza la quale nessuno vedrà Dio”

I figli somigliano al Padre. Tutti i figli vogliono somigliare al modello per eccellenza che è il loro padre. In quanto figli di Dio, è nostro desiderio somigliare al Padre Celeste. Tanto più Gli somigliamo, tanto più è “santificato il Suo nome!”. Gesù ci esorta ad essere come il Padre. Misericordiosi come il Padre, la bontà e l’amore di Dio sono un modello per i Suoi figli. Perfetti come il Padre e il termine “perfezione” indica l’essere santi, cioè separati. In questo senso tutti gli aspetti della nostra esistenza devono mirare al modello paterno: La condotta, i sentimenti, le parole.

I figli esaltano il Padre. Questo è un interessantissimo aspetto della nostra preghiera: adorare Dio! L’adorazione che bisogna rivolgere al Padre deve avere due caratteristiche fondamentali. Egli va adorato “In ispirito e Verità”. Dio è Spirito e pertanto l’adorazione deve essere spirituale e non meccanica o ripetitiva. Sono i sentimenti del cuore che devono essere pienamente coinvolti. Inoltre la preghiera deve essere secondo gli insegnamenti della Parola di Dio perché sia “in verità”. Con “timore e tremore” scriveva il profeta Isaia. Dinanzi alla Sua santità bisogna “togliersi i calzari dai piedi”. Questo deve responsabilizzare quanti, con superficialità e leggerezza, partecipano ai culti noncuranti del momento e del luogo. Non solo è necessario curare il nostro aspetto esteriore (come si è vestiti, come ci si siede…) ma anche i nostri sentimenti, che devono essere all’insegna della purezza e della semplicità.

A volte il nome di Dio viene offeso anziché santificato e glorificato, quando non permettiamo l’opera di Dio in noi, non somigliamo al Padre e non Lo esaltiamo come dovremmo!

“Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome!”

La sovranità di Dio: “…che sei nei cieli…” Non bisogna mai dimenticare, che Dio, il Padre Nostro, è il Sovrano e Signore dell’universo e della nostra stessa esistenza: Egli è il Creatore! L’apostolo Paolo richiama gli Efesini a non dimenticare che Dio è “nel cielo” e noi siamo Sue creature. Il concetto della sovranità di Dio evidenzia la nostra umile sottomissione al Padre. Chi siamo noi dinanzi al Suo trono? Ci sottomettiamo umilmente a Dio, permettendoGli di “regnare”, cioè di governare la nostra esistenza.

La necessità di un intercessore: Solo tramite un intercessore tra noi e Dio potremo andare al Padre e chiamarLo “Abbà”, Padre. Cristo Gesù è il nostro mediatore, Egli è il “paracleto” presso il Padre perciò possiamo andare a Dio Padre nel nome di Gesù.

La santità di Dio: “…sia santificato il Tuo nome…” Questa espressione è sicuramente legata al terzo comandamento: “Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano” Il comando evidenzia la santità di Dio. Quando le Scritture parlano del “nome” di Dio, intendono sottolineare i Suoi attributi divini: Egli è Eterno, Purissimo Spirito, Onnipotente, Onnipresente, Onnisciente, Santo, Giusto, Fedele, Misericordioso, Amore, Bontà…!

Venga il Tuo regno: Questa invocazione sottolinea sicuramente il desiderio profondo di vedere realizzate le profezie bibliche inerenti alla venuta del Messia e del Suo glorioso regno di pace e d’amore. La Sacra Scrittura ci presenta l’esistenza di due regni: Il regno del peccato e delle tenebre il cui “principe” è il diavolo e Il regno di Dio il cui Re è il Signore Gesù Cristo. Il “Padre Nostro” inizia con questa prima richiesta mettendo così in evidenza ciò che è, in realtà, la cosa più importante ed urgente: il regno di Dio!

L’urgenza di realizzare il Suo regno: Cristo, con la Sua venuta, ha portato il regno di Dio agli uomini. Senza particolare clamore, il regno di Dio deve essere realizzato “dentro di noi”, l’incarnazione del Figlio di Dio è stato il mezzo attraverso il quale Dio ci ha fatto pervenire il Suo regno. Questo regno è oggi un regno spirituale che mira alla salvezza delle anime e alla loro redenzione dal regno delle tenebre. Ogni uomo può e deve realizzare nella propria vita la realtà di questo regno. Perché ciò accada è necessario “diventare come piccoli fanciulli”, ciò implica la sincerità e la semplicità di una fede genuina che realizza la promessa del regno; “nascere di nuovo” per la potenza dello Spirito Santo, il Signore Gesù sottolinea a Nicodemo che solo questa esperienza di fede potrà assicurare all’uomo, non solo di “vedere”, ma di “entrare” nel regno di Dio. La nostra preghiera, dunque, consiste nell’implorare Dio Padre perché la salvezza giunga a tutti gli uomini e, in questo modo si realizzi e viva il regno di Dio “dentro di noi”.

L’urgenza del governo di Cristo: Che significato avrebbe mai un regno il cui Re non governa i suoi sudditi? Realizzando il regno di Dio in noi, iniziamo a vivere una “vita nuova” in cui Cristo il Signore prende il “comando” della nostra esistenza. È indubbiamente essenziale che Cristo regni in noi e nella Sua Chiesa perché solo in questo modo si realizza la volontà di Dio, la giustizia, la pace e la gioia nello Spirito Santo. In Cristo siamo il “tempio di Dio” e lo Spirito Santo, che vive in noi, deve avere il pieno “possesso” della nostra vita affinché, come è scritto nell’epistola ai Filippesi, “ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore alla gloria di Dio Padre!”.

L’urgenza di annunciare il regno di Dio: Il grande mandato che Cristo ha dato alla Sua chiesa è l’annuncio dell’Evangelo. La predicazione della croce “è la potenza di Dio” che permette di aprire, o chiudere, il “regno di Dio” che Gesù ha portato nel mondo. Questo annuncio è la “chiave” che il Signore ha dato ai Suoi discepoli d’ogni tempo e necessita della pienezza e della potenza dello Spirito Santo. L’annuncio del regno di Dio, dunque, è quanto di più importante la Chiesa è chiamata a fare in ogni tempo.

L’urgenza della venuta del Re: Il sogno che Daniele interpreta al re Nabucodonosor anticipa profeticamente la fine dei tempi. La “pietra” che si stacca e colpisce la statua, frantumandola, è il Signore Gesù che viene per stabilire il Suo regno in modo definitivo ed eterno. In quanto “pellegrini e forestieri” noi credenti “non abbiamo qui una città stabile, ma cerchiamo quella futura”. Il desiderio della Chiesa è che Gesù ritorni in gloria per stabilire il Suo regno.

Nelle Sacre Scritture la “venuta” del Messia è presentata in tre diversi momenti:

Egli è venuto ed ha portato il Suo regno nel cuore degli uomini con la Sua incarnazione. Il Suo ministero e la Sua morte vicaria ed espiatrice hanno permesso che “chiunque crede in Lui non perisca ma abbia la vita eterna”. Gesù è risorto ed è asceso al cielo dove “è seduto alla destra del Padre ed intercede per noi”.

Egli verrà (parousia, presenza personale) per rapire la Chiesa e portarla con Sé nella gloria. Mentre nel cielo si riceveranno i premi dinanzi al “tribunale di Cristo” e si celebreranno “le nozze dell’Agnello”, sulla terra si scatenerà la “grande tribolazione”.

Egli verrà (apokalupsis, rivelazione, togliere il velo) con la Sua Chiesa per mettere fine al regno terreno dell’anticristo, instaurare il regno millenniale ed infine stabilire “nuovi cieli e nuova terra dove abita la giustizia”.

“A Lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati con il Suo sangue, che ha fatto di noi un regno e dei sacerdoti del Dio e Padre suo, a Lui sia la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen”.

“Padre… venga il Tuo regno!”

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