UN TRONO AFFOLLATO… capitolo II


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 Capitolo II

 Un trono affollato…

Purtroppo possiamo ancora sbagliare dinnanzi al Signore, ma siamo ancora in tempo per rimediare subito, se ci umiliamo davanti a Dio chiedendoli perdono. Davide, evidentemente non era al centro della volontà di Dio, non era ferito spiritualmente perché quello era per lui un momento di grandi vittorie, forse si era solo allontanato un attimo, sicuro della sua forza e del suo prestigio dinnanzi al Signore, era comunque l’uomo secondo il cuore di Dio e poteva permettersi anche di stare un pochino più in là rispetto agli altri. Probabilmente non era il censimento in se che dispiacque al Signore, ma il sentimento con il quale fu fatto, sentimento certamente notato da coloro che stavano vicino al re, ma non ostacolato affatto nel suo compimento.

Con le parole noi possiamo esprimere tutto e attraverso di esse riusciamo anche a far trasparire i nostri sentimenti più nascosti a volte anche nascosti a noi stessi. Ho sempre avuto molta considerazione delle parole intese soprattutto come dialogo, ma anche singolarmente una per una per il loro significato. Il dono della parola ci distingue dagli animali e la ragione con la quale noi possiamo intrecciarle tra loro è qualcosa di miracoloso che solo il Signore poteva fare. Mi sono applicato a trovarne sempre di giuste per le occasioni, perché con una buona parola si può edificare e incoraggiare una persona; così come è scritto nell’epistola agli Efesini 4:29, correggere e scuotere chi invece sta sbagliando in qualche cosa, ma con le parole si può anche ferire e distruggere più di una guerra, esse possono fare del male a tante persone tutte insieme e nello stesso istante. È proprio nelle parole di Davide che si vedono i sintomi della sua condizione spirituale.

“Vorrei avere l’orecchio sempre attento, per capire dalle parole delle persone che mi circondano, il loro stato spirituale, ma vorrei avere anche l’orecchio attento alle mie parole in modo da rendermi conto della mia condizione, così da essere un uomo secondo il cuore di Dio.”

L’ordine di Davide è preciso e imponente come forse aveva fatto altre volte, ma la modalità era differente; “Andate, fate il censimento del popolo e venite a riferirmene il risultato, perché io ne sappia il numero”, in tutte le sue imprese, Davide aveva sempre messo il Signore al primo posto ed aveva sempre attribuito al suo Dio il merito delle vittorie, la lode e il ringraziamento non erano mai mancate sulla sua bocca e soprattutto nel suo cuore, infatti, la maggior parte dei Salmi composti da Davide esprimono proprio l’attitudine che questi aveva verso il Signore. Questa volta egli era sul suo trono ad impartire quest’ordine, non un trono fisico e materiale che occupava per regnare come tutti i re che si rispettano fanno, ma un trono che lui stesso aveva sempre lasciato libero per il Signore in altre occasioni, e che ora era occupato da lui, il trono del potere di fare qualche cosa con le proprie forze e con le proprie capacità, fatto purtroppo di orgoglio, della sicurezza di essere ormai arrivati ad una posizione elevata, dove non è più il Signore ad operare e ad essere il suo sostegno, ma il proprio ego, con l’aiuto secondario o forse in certi casi addirittura superfluo del Signore. Quante volte ci troviamo nella stessa situazione nel nostro quotidiano, dopo tante benedizioni del Signore spesso crediamo che ne possiamo fare almeno perché ormai sappiamo camminare da soli e possiamo decidere noi ciò che è meglio per la nostra vita. La parola che condanna il sentimento di Davide è “…io ne sappia…”, la parola “io” non era mai stata inserita nel vocabolario di Davide fino a quel momento, suonò come una nota stonata nella vita di quest’uomo, come una sostituzione all’autorità di Dio in quell’occasione, tanto che anche quelli che erano presenti se ne accorsero e cercarono invano di farlo ragionare. Se siamo abituati a condurre una vita spirituale secondo il cuore di Dio seguendo sempre la Sua volontà, è inevitabile che ciò non passi inosservato agli occhi di chi ci circonda, così come se c’è qualche cambiamento di direzione le persone che ci circondano non potranno fare almeno di notarlo. Anche se non siamo in vista come il re Davide alla guida di un popolo, le persone che ci circondano ci osservano e notano ogni nostro movimento. Questo accade perché noi siamo “la luce del mondo e il sale della terra” e in quanto tali, un punto di riferimento per gli altri. Gesù con queste parole voleva spiegare che saremmo sempre stati osservati dal mondo perché nell’oscurità in cui esso vive c’è una luce che risplende, che non può passare inosservata. Ma torniamo al re Davide, se le sue parole non passarono inosservate agli uomini, pensate a Dio che conosce il profondo del nostro cuore. La risposta del Signore fu immediata e repentina, un uomo come Davide prezioso agli occhi Suoi, non poteva cadere così senza essere ripreso. Grazie a Dio che quando cadiamo Egli non ci lascia e non ci abbandona, anzi forse ancora prima che noi decidiamo di cadere Egli già provvede per un eventuale soluzione. Del resto è proprio vero che siamo noi a decidere di cadere, vuoi per presunte necessità, vuoi per le circostanze che si sono create, ma la decisione finale spetta sempre a noi. La caduta del re Davide era inevitabile perché nel frattempo era cambiato il suo fondamento, il sentimento sul quale si reggeva ora è chiamato ORGOGLIO e non più UMILTA’. Tale sentimento, nella Parola del Signore, è classificato come negativo, anzi addirittura distruttivo così come è descritto nel libro dei Proverbi. Esso divide e distrugge tutto quello che incontra lasciando solo rovina. Quando nella nostra vita comincia a maturare questo sentimento non c’è ne accorgiamo subito e tante volte può capitare di non accorgersene mai. È sempre oscurato da giuste motivazioni, da spiegazioni della nostra posizione e da tutto quello che in quei momenti risulta come lecito e necessario secondo il nostro punto di vista. Insomma chi ha provato nella vita almeno una volta questo sentimento mi saprà dire certamente che quello che più conta in questi momenti è il nostro pensiero e le nostre idee a riguardo di una situazione. Purtroppo quando cominciamo a dare importanza e imponenza nella nostra vita all’orgoglio, inevitabilmente ci distacchiamo da tutto e da tutti, entriamo in una dimensione di idee e congetture che offuscano sempre più la nostra capacità decisionale influenzando soprattutto il nostro comportamento. L’ordine di Davide salì all’orecchio del Signore come un profumo di orgoglio e non di lode come era solito, il trono che spettava a Dio era in sovraffollamento di sentimenti negativi che lo avrebbero prima o poi condotto a sbagliare, cosa che avvenne e che avverrà sempre e comunque ogni qualvolta lo permettiamo.

capitolo III

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