CONVINZIONI E CERTEZZE


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Capitolo I

Spesso nel nostro linguaggio comune usiamo l’espressione “Quello che Dio vuole…”, è uno dei modi di dire più comuni nell’ambito cristiano, almeno fino a qualche tempo fa’. In realtà non è un modo di dire, esso è, e deve essere lo stile di vita di un credente. Vivere secondo la volontà di Dio significa anteporre alla propria volontà la Sua, proprio come citavamo nel verso precedente. Certo non è una cosa semplice accettare l’intromissione di qualcun altro nella propria vita, perché è contro il proprio orgoglio permettere a un estraneo di gestirla. Tuttavia ci sono degli errori grossolani che commettiamo proprio quando facciamo questo tipo di ragionamento.

Potremmo dire che il primo errore che si commette è proprio questo: La vita non è nostra, ma appartiene a Dio è Lui che ci ha creati ed è Lui che l’ha data. Dobbiamo entrare nell’ordine di idee che, tutto quello che abbiamo non è altro che il risultato dell’amore e della grande misericordia del nostro Dio.

La frase usata da Paolo:

“non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!” Galati 2:20

non deriva da una convinzione umana di seguire un ideale, se non altro che da una vita interamente consacrata a Cristo. Ma, haimè, questo verbo“consacrare”, così ricorrente nella Bibbia e nel nostro quotidiano di credenti, è purtroppo il più espropriato del suo valore reale. È nella consacrazione che noi troviamo il primo contatto personale e intimo con il Signore, la parola stessa ha un significato chiaro e preciso cioè “dedicarsi interamente ad uno scopo” e nel caso del credente ciò prende forma di un continuo e intenso dialogo con il Signore. Attraverso la consacrazione noi mettiamo interamente la nostra vita nelle Sue mani.

Mentre il secondo probabile errore è che l’orgoglio non è un sentimento contemplato nella Parola del Signore come positivo, anzi, esso è menzionato nel libro dei Proverbi come un sentimento che divide e distrugge, è visto come un sentimento da stolti e non da saggi.

“Dall’orgoglio non viene che contesa, ma la saggezza è con chi dà retta ai consigli.” Proverbi 13:10

Sia la nostra vita sempre umile dinanzi alla presenza del Signore e siano le nostre gesta guidate dallo Spirito Santo in ogni momento secondo la Sua volontà!

Tante volte quello che Dio vuole sembra impossibile da realizzare o strano da fare, tante volte è incredibile, “cosa penseranno gli altri”, “cosa ne sarà”, “che fine farò” e altri di questi pensieri che entrano nella nostra mente e ci condizionano. Scegliere di seguire solo quello che il nostro io o la nostra ragione ci indica di fare sembra la cosa più giusta, ma quello che Dio vuole è ben altro. Egli vuole solo entrare a far parte della nostra vita e restarci, guidarci e condurci a Lui per avere comunione con noi così come da principio con Adamo.

Quello che Dio vuole non è distruggere la tua vita, ma costruire con te un rapporto diverso da quello che fino ad ora ti è stato insegnato. Non dobbiamo assolutamente considerare Dio come un intruso nella nostra vita, Lui deve esserne il fulcro, il centro e tutto deve girare attorno a Lui. Spesso consideriamo Dio soltanto come un giudice, che sta lì sempre con il dito puntato a cercare qualche difetto o qualche mancanza, non vediamo che Egli ci ama e c’è l’ha dimostrato dando Cristo Gesù a morire sulla croce per salvare il mondo dal peccato. Egli un giorno giudicherà il mondo, ma il Suo giudizio non sarà in base ai meriti che noi abbiamo accumulato durante la nostra vita ma a quelli di Cristo Gesù e dell’opera da Lui compiuta vale a dire la Grazia recataci dalla Sua morte e dalla Sua risurrezione. Se pensiamo che Gesù sia morto per il mondo, questo gesto può apparire come fosse eroico, ma Gesù è morto anche per il singolo individuo.

Non sempre quello che il Signore vuole coincide con i nostri pensieri. L’esempio più conosciuto della Bibbia è sicuramente quello di Giona. Mandato da Dio in una città chiamata Ninive a predicare la Sua Parola, egli pensò di poter cambiare la meta del suo viaggio ritenendo che Dio si sbagliasse, ma non è così. Dio sa sempre cosa è meglio per noi e questa non è solo il frutto di una convinzione umana, il nostro Dio è l’Onnipotente Egli è Onnisciente, tutto è nelle Sue mani, anche il nostro futuro. Giona credeva che gli abitanti di Ninive non meritassero la Grazia.

In Giovanni 3:16 noi leggiamo che:

“… Iddio ha tanto amato il mondo, che ha donato il Suo unigenito Figlio, affinché chiunque creda in Lui non perisca, ma abbia vita eterna… ”.

La condizione per ricevere la salvezza è soltanto quella di “credere” in Gesù Cristo il figlio di Dio. Per i niniviti ci fu l’occasione di conoscere Dio, ed anche in quella città c’erano delle persone che accettarono la Sua volontà. Per Giona ci fu un grande insegnamento in quel tempo, anche se in quel caso dovette passare per il ventre del pesce per capire il suo ruolo e il ruolo di Dio nella sua vita.

Per capire quale sia la volontà di Dio, dobbiamo prima sapere chi Egli è. È importante per il credente di oggi, essere a conoscenza di chi è davanti a lui. La consapevolezza del valore del nostro Dio ci porta a crescere nella fede e a ricercare sempre di più di essere conformi alla Sua volontà.


Nella Parola del Signore vi è un altro esempio di cui vorrei sottolineare alcuni aspetti, la vita di Abramo. Spesso, menzionato per la sua ubbidienza al Signore, è per noi un esempio di fede. La fede di quest’uomo è cominciata proprio dalla sua ubbidienza a Dio. La Bibbia ci dice che Dio un giorno chiamò Abramo ordinandogli di uscire dalla sua città per andare in un paese che Egli stesso gli avrebbe mostrato e che da lì in avanti avrebbe benedetto la sua progenie con una grande nazione.

Il SIGNORE disse ad Abramo: «Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. 3 Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». Genesi 12:1-2.

Per quanto possa essere bella questa promessa c’erano, secondo la logica umana, delle difficoltà a realizzarla. Spesso ci sembra che il Signore ci chieda delle cose impossibili da fare e la Sua volontà, a volte, va oltre ogni criterio umano tanto da farci pensare, se pur per un solo attimo, che Gli sia sfuggito qualcosa. La fede nel Signore è basata sulla totale fiducia in Lui ma anche dall’ubbidienza alla Sua Parola. Nel momento in cui il Signore ci chiede di fare qualcosa d’impossibile per noi, dobbiamo sapere e ricordare sempre che Egli è Dio e che niente Gli è impossibile. Nel libro degli Ebrei la fede ci viene descritta come dimostrazione di realtà che non si vedono.

“Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono.” Ebrei 11.1

Proprio queste realtà, invisibili, secondo la logica umana sono davanti a colui che è l’Onnisciente e che vive l’eternità, reali. Egli vede al di là dei nostri occhi sul futuro e davanti a Lui non c’è il limite del tempo. Le “realtà che non si vedono” di cui parla il verso della Bibbia, sono invisibili ai nostri occhi, ma non a quelli del Signore. La dimostrazione di queste realtà quindi, viene dal fatto che, nel tempo da Lui stabilito, tutto si compia. Sempre nello stesso verso, nella prima parte, leggiamo che “la fede è certezza di cose che si sperano”, la nostra speranza diviene certezza proprio in virtù del fatto che è in Dio che l’abbiamo riposta.

Tornando ad Abramo ora possiamo capire dove questo uomo ha trovato la forza ed il coraggio di fare quello che per qualcun’ altro forse era un’assurdità, ma comunque la volontà di Dio. La scelta di ubbidire alla Parola del Signore per Abramo non deve essere stata sicuramente molto semplice perché, mentre da un lato c’era la benedizione di Dio per la sua progenie nel futuro, ma l’instabilità della sua vita immediata, dall’altro c’era una condizione ormai di agiatezza e di stabilità della vita di tutti i giorni. A quei tempi la città di Abramo, Charan, era un punto di riferimento negli scambi e, culturalmente una civiltà abbastanza avanzata ed organizzata. Difficile pensare che poi nel deserto ci sarebbero state grandi opportunità di trovare un posto simile.

“…ma Abramo parte come il Signore gli aveva comandato…” Genesi 12:4

Egli prende con sé tutta la sua famiglia, i suoi servi, i suoi animali e si dirige senza dire una parola e senza obiettare verso la mèta che il Signore gli aveva indicato. Ormai non era più tanto giovane, aveva 75 anni in quel tempo, ma la sua fede incondizionata in Dio lo portava a fare quello, che sempre secondo la logica umana, era una pazzia. Il viaggio sicuramente non è stato facile, le abitudini della vita di città da cui venivano erano ben diverse da quelle che le tende nel deserto potevano offrire, ma quando serviamo il Signore e quando ubbidiamo alla Sua Parola le difficoltà non hanno lo stesso valore di prima perché Egli stesso ci fortifica e ci porta avanti. Abramo arriva nella terra che il Signore gli aveva indicato, Canaan e dopo aver fatto un giro nel paese, ancora abitato dai Cananei, costruisce un altare all’Eterno ed invoca il Suo nome. Qui il Signore gli rinnova la sua promessa di benedizione per la sua discendenza.

Rileggendo il capitolo 12 del libro della Genesi, non ho potuto fare a meno di notare che la promessa fatta ad Abramo da parte del Signore non era per la sua vita immediata ma “per la sua discendenza” . Il Signore aveva fatto una promessa chiara ed esplicita. Egli avrebbe benedetto Abramo rendendolo prima “una grande nazione”, poi avrebbe “reso grande il suo nome” che sarebbe stato “fonte di Benedizione”, e infine “che tutte le famiglie della terra sarebbero state benedette in lui”. Grandi promesse da parte del Signore per questo Suo servo, solo che erano promesse che Abramo non avrebbe realizzato nella sua vita terrena in quanto per la durata degli anni che ci sarebbero voluti forse avrebbe più di duemila anni. Dio vive l’eternità e noi non riusciamo a comprendere appieno questo concetto perché limitati dal tempo terreno del nostro corpo. La Sua volontà non è soggetta al tempo secondo la nostra misura, come dicevo prima egli guarda oltre.

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